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Le cravatte di Livia Crispolti alla SÉLECTION D’ÉTÉ di Parigi
lazio (roma) roma

pubblicato il 21/06/2014 06:50:33 nella sezione "Arts & Crafts"
Parigi – Atelier Made in Town
SÉLECTION D’ÉTÉ
24 giugno 2014 - 19 luglio 2014

"Tutte italiane, nate dalla creatività e dal virtuosismo tecnico di Livia Crispolti, sono le cravatte che stanno per esse esposte a Parigi alla SÉLECTION D’ÉTÉ

di Linda Coppi

L’atelier Made in Town presenta tra giugno e luglio, in occasione della settimana della moda parigina, una selezione creativa di prodotti, nati da idee innovative e che privilegiano l’estro ed il colore oltre all’approccio originale con le arti. Ed è proprio così che dobbiamo pensare le cravatte potate a Parigi da Livia Cispolti, originali, ed estrose, che rispecchiano l’amore che l’artista mette nel suo lavoro, creato da una tecnica difficile e a volte troppo scontata: la tessitura a telaio.
Un amore, quello per le cravatte, nato da bambina ad ammirare le numerose cravatte d’artista della collezione paterna, che l’hanno affascinata, divenendo negli anni un baluardo delle sua produzione. Un indumento a volte sottovalutato ma pieno di fascino che come ci dice l’artista:
" è un oggetto di particolare semplicità, che permette di comunicare facilmente messaggi visivi e in grado di modificare l’aspetto di chi l’indossa

Per Livia si prospetta un’estate interessante, piena di impegni internazionali, dopo Parigi Zurigo, dove le sue cravatte saranno esposte all’interno di una importante mostra al Museo Nazionale Svizzero dal titolo ‘LA CRAVATTA. Uomo moda potere’, che si terrà dal 19 luglio 2014 al 18 agosto 2015

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BRIO, l'azienda svedese di giocattoli compie 130 anni e li festeggia a Norimberga

pubblicato il 20/01/2014 09:53:08 nella sezione "Arts & Crafts"
"Brio, noto marchio di giocattoli di legno, festeggia 130 anni con una collezione celebrativa e un remake del primo giocattolo creato nel 1907, il cavallo di legno Osby. L'evento alla Fiera del Giocattolo di Norimberga dal 29 Gennaio al 3 Febbraio 2014


L’azienda,fondata dal diciottenne Ivar Bengtsson, nel 1884 come compagnia che si occupava della realizzazioni di cestini, ebbe la sua grande svolta 23 anni dopo, quando i figli di Ivan trasformarono l’attività e iniziarono ad occuparsi di giocattoli.

In tutti questi anni Brio ha continuato a portare avanti la sua missione: creare ricordi felici dell’infanzia. Come dimenticare il mitico Labyrinth Game del 1946 o i trenini, le ferrovie, i playset, le costruzioni e gli animali di legno da tirare con la corda, fino ad arrivare ai più recenti veicoli. Intere generazioni sono cresciute con i famosi giochi in legno che con semplicità riuscivano e riescono a stimolare la curiosità e l’interesse dei bambini.

In primavera Brio lancerà non solo una nuova versione dell’amato Brio Horse, un delizioso cavallino bianco con corda e ruote rosse, ma anche tre nuovi strumenti musicali: Shakers, Drums, Xylophone pensati per i più piccoli oltre ai nuovi soggetti dedicati alla ''giungla'': zebre, giraffe e leoni, più colorati vagoni, set, veicoli e trenini “Safari”, mentre in autunno arriveranno divertenti set di costruzioni.

Le new entry, tra aerei e ferrovie, non tarderanno ad arrivare, intanto Brio, conosciuta nel mondo dell’infanzia anche grazie ai passeggini e alle carrozzine, festeggia il suo compleanno alla Fiera del Giocattolo di Norimberga dal 29 Gennaio al 3 Febbraio 2014, dove presenterà gli originali giochi in uscita.

Fonte: BRIO.net
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Gli utenti di FaceBook diventano Giurati
lazio (roma) nazzano

pubblicato il 08/11/2013 09:07:41 nella sezione "Arts & Crafts"
"Una giuria particolare per un premio speciale, dedicato all'artigianato artistico

la Redazione
L’Associazione IL SAPERE DELLE MANI
assegna quest’anno il Premio Carriera 2013
al miglior Maestro artigiano che abbia compiuto il cinquantesimo anno di età.
Oltre alla segnalazione della bottega artigiana che poteva essere liberamente fatta via mail entro il 5 novembre da tutti gli utenti della rete, anche la giuria nasce dal mondo virtuale di FaceBook con votazione online sulla pagina dell'associazione.
Il premio alla carriera sarà assegnato al Maestro artigiano che avrà ottenuto più MI PIACE entro il 1° dicembre 2013!
La premiazione avverrà il 15 DICEMBRE 2013 alle ore 11.00 presso la Sala Conferenze del Polo Museale di Nazzano, in occasione del Mercato artigianale natalizio.

Vota il Maestro artigiano che più ti piace
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Livia Crispolti: l’ultimo allievo della BauHaus
lazio (roma) roma

pubblicato il 05/11/2013 12:08:11 nella sezione "Arts & Crafts"
" Apprezzo da anni i pezzi unici creati da Livia Crispolti, da quando per la prima volta, giovane specializzanda in storia dell’arte, li ho visti a lezione indossati da suo padre il critico Enrico Crispolti

di Linda Coppi

Cresciuta nel mondo dell’arte contemporanea apprezzandone le qualità cromatiche e la versatilità espressiva, credo che a pieno titolo Livia Crispolti possa essere considerata l’ultimo vero allievo della scuola del BauHaus, dove sino alla sua chiusura avvenuta agli inizi degli anni Trenta del Novecento, i grandi architetti e gli artisti si confrontavano fondendo tra loro le arti, per dare vita a qualcosa di unico.
Per sua natura l’arte deve comunicare per non divenire sterile e non importa la tecnica in cui essa sia racchiusa, e la tecnica scelta da Livia è forse una delle più difficili da comprendere perché una tecnica antica e quasi dimenticata, soggiogata negli anni dalla produzione industriale. Stiamo parlando di arte tessile, una tecnica dove la pazienza e la fatica fisica la fanno da padroni. Livia però è riuscita ad esprimere tutto il suo essere all’interno di quelle opere d’arte che comunemente chiamiamo indumenti. Pezzi unici ispirati alle armonie costruttiviste di Kasimir Malevic, all’uso del colore di Sonia Delanuay, Mark Rothko, Anish Kapoor e ai monocromi di Yves Klein, alle geometrie pittoriche di Sean Scully, alla produzione tessile di Ann Sutton, alla produzione del grande architetto Carlo Scarpa per la Tessoria di Asolo, sino a sintetizzare ed elaborare la visione apparentemente semplice della percezione soggettiva dei colori. Come ci dice Livia:
"Il colore è il filo conduttore dei diversi prodotti che nascono dalla ricerca di nuovi intrecci e nuove forme. Il colore che reinventa la forma creando differenti combinazioni che sollecitano emozioni cromatiche, tattili e visive e che trasformano lʼoggetto tessile in espressione. Fondamentale è il ritmo, che crea geometrie da indossare

Un amore nato da bambina ad ammirare le numerose cravatte d’artista della collezione paterna, che l’hanno affascinata, divenendo negli anni un baluardo delle sua produzione. Un indumento a volte sottovalutato ma pieno di fascino che come ci dice l’artista:
"è un oggetto di particolare semplicità, che permette di comunicare facilmente messaggi visivi e in grado di modificare l’aspetto di chi l’indossa

I tessuti di Livia sono come piccoli quadri, come una tela fatta a mano con colori che vibrano armonici in un ritmo leggero. Sempre nell’ottica di un connubio artistico da qualche anno Livia ha aperto al centro di Roma uno spazio, on the road, dal nome “Vetrina Ripetta 133”, una vetrina espositiva e commerciale nella quale con cadenza bimestrale propone sia i prodotti del marchio “Livia Crispolti Tessuto a Mano”, che oggetti di design tessile e opere realizzate in collaborazione con artisti contemporanei come Franca Sonnino, Paola Besana, Federica Luzzi, Cristiana Di Nardo, Franco Summa.

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PRESENTAZIONE DEL TAVOLO IN COMMESSO REALIZZATO DALL'OPIFICIO DELLE PIETRE DURE DI FIRENZE
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 04/11/2013 13:06:36 nella sezione "Arts & Crafts"
"La specializzazione della Manifattura medicea nella tecnica del “commesso fiorentino” e della tarsìa si è tramandata nei secoli fino ai giorni nostri nei laboratori dell’Opificio.

E’ un’eredità esclusiva e preziosa, da tempo messa al servizio della conservazione delle opere del passato, ma che per mantenere piena vitalità necessita di applicarsi anche a nuove creazioni. Il piano di tavolo con intarsi e commessi in marmi policromi, recentemente realizzato dal Settore di Mosaico e commesso in pietre dure dell’Opificio, riprende questa secolare tradizione di raffinata operatività con l’intento di tramandarla alle generazioni future.

Venerdì 8 novembre 2013 ore 11.30 Opificio delle Pietre Dure, Sala della Biblioteca, Via degli Alfani 78, Firenze

Interverranno:
Marco Ciatti Soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure
Antonia Pasqua Recchia Segretario Generale MIBACT
Annamaria Giusti Storica dell’arte, già Direttrice del Settore di Restauro del Mosaico e commesso in pietre dure
Clarice Innocenti Direttrice del Museo e del Settore di Restauro del Mosaico e commesso in pietre dure

Al termine della conferenza stampa seguirà la visita all’opera, nella prima Sala del Museo

Fonte: MIBACT
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4° Concorso Internazionale: Il merletto a Gorizia
friuli-venezia giulia (gorizia) gorizia

pubblicato il 29/10/2013 16:38:47 nella sezione "Arts & Crafts"
"La Fondazione Scuola Merletti di Gorizia bandisce per l'anno 2014 il 4° Concorso Internazionale "Il merletto a Gorizia" per la realizzazione di un'opera eseguita a mano con la tecnica del merletto a fuselli. Tema dell'edizione: “Il merletto: nuove tendenze nell'abbigliamento”.


Le candidature dovranno pervenire alla Fondazione Scuola Merletti entro l'8 novembre 2013; ci sarà tempo per consegnare l'opera fino al 18 marzo 2014.

La Fondazione, con sede in Gorizia, promuove la conservazione e la divulgazione di un sapere e di una tradizione antichi, ribadendo così l’eccellenza di un territorio e dimostrando la potenzialità della tradizione di diventare opportunità.
La Fondazione possiede una propria funzione culturale: agisce ai fini della valorizzazione del proprio patrimonio storico e didattico, promuove l'organizzazione di mostre e convegni e partecipa a concorsi settoriali.

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Riccardo Tommasi Ferroni

pubblicato il 07/10/2013 09:00:00 nella sezione "Arts & Crafts"
Riccardo Tommasi Ferroni è uno dei massimi esponenti della figurazione internazionale contemporanea. Il suo aulico linguaggio espressivo e l'elevata maestria tecnica, sono doti difficilmente riscontrabili in altri Maestri di questa seconda metà di secolo. Alla luce degli odierni orientamenti artistici, egli rappresenta un caso - quasi unico - di artista che ha precorso con un anticipo di circa vent'anni, quel ritorno al figurativo, affermatosi in Italia solo a partire dai primi anni ottanta, e destinato ad esitare nella “vera” avanguardia dei nostri tempi. In altri termini, egli è fautore di una poetica tesa a dimostrare come, - nell'era cibernetica -, sia ancora possibile e veritiero esprimersi recuperando i mezzi di una secolare tradizione: quel “mestiere” quasi dimenticato e misconosciuto dai più, e, invece, giustamente considerato il fondamento di ogni disciplina artistica.

Nato a Pietrasanta, - piccolo centro della provincia lucchese, il 4 dicembre 1934 - la sua attività di pittore si innesta nel solco di una tradizione artistica familiare risalente alla fine del XVII secolo. Il padre, - lo scultore Leone Tommasi -, formatosi sugli studi di scultura a Roma e poi a Milano presso l'Accademia di Brera, trasmetterà al giovane figlio il senso della dignità del lavoro artistico e la passione per il disegno. Tale educazione, diverrà ben presto una reale vocazione, personalmente approfondita attraverso lo studio e il recupero dell'illustre passato: dalla tradizione Manierista e Barocca, a quella Settecentesca, fino ai più inquietanti esiti Novecenteschi. Su tali premesse, poggia la sua prima formazione, avvenuta in un ambiente familiare raffinato e colto, che accoglierà pure la vicenda artistica del fratello Marcello, - erede della tradizione scultorea familiare -, e, quella futura, dei figli Giovanni ed Elena.

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Le pietre nell’arte: La famiglia Scarpelli ed il Commesso fiorentino in pietre dure
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 13/08/2013 09:48:25 nella sezione "Arts & Crafts"


La famiglia Scarpelli, maestri d’arte, proseguono l’antica lavorazione del “commesso fiorentino in pietre dure” seguendo le tecniche tramandate dal Cinquecento. L’esperienza acquisita e l’amore per l’arte hanno portato la famiglia alla creazione, molti anni fa, della propria bottega nel cuore di Firenze. Uno spazio di 200 mq, connubio tra galleria d’arte e laboratorio artigiano, dove un sapiente restauro ha riportato alla luce le pietre, i vecchi mattoni e le colonne di una stalla del duecentesca, donando così all'ambiente fascino e suggestione.
La lavorazione delle pietre risale al Rinascimento fiorentino con la famiglia dei Medici e ancora oggi continua la tradizione in pochissime botteghe dove le mani esperte degli artigiani creano opere di alto valore artistico.
La prima fase fondamentale è la ricerca delle materie prime che avviene negli stessi luoghi dove fin dalle origini i ricercatori reperivano i materiali.
I blocchi di pietra grezza vengono tagliati a fette di 2/3 mm di spessore con dischi diamantati.
I soggetti vengono creati dall’artista ispirandosi a temi o luoghi reali come paesaggi, scene di vita quotidiana, ritratti, nature morte oppure realizzando disegni di fantasia.
L’abilità dell’artista consiste nel riuscire ad ottenere una “pittura di pietra” cercando tutte le tonalità cromatiche che i materiali offrono in natura.
Il disegno da realizzare viene sezionato in tanti piccoli modelli che verranno incollati sulla pietra nel punto di colore prescelto.
Il taglio di ogni singolo pezzetto di pietra viene eseguito manualmente con una secolare tecnica che impiega un ramo di legno di castagno o ciliegio piegato ad arco e un filo di ferro che, scorrendo sulla pietra, con polvere abrasiva e acqua, permette un taglio preciso anche nelle forme più complesse.
L’artista utilizza una lima per perfezionare la sagoma di ogni pezzetto di pietra che verrà unito agli altri da una colla a base di cera d’api, colofonia, con invisibili commettiture.
Una lastra di ardesia viene incollata a supporto della composizione che sarà lucidata a mano scoprendo i colori della natura in tutto il loro splendore.
Le creazioni del maestro Renzo Scarpelli possono essere ammirate in tutto il mondo perché il suo nome firma da 40 anni centinaia di opere d’arte di straordinario valore. Renzo è un maestro del “Commesso Fiorentino” per la sua abilità nel dare forma alla pietra, un materiale freddo e rigido, che diviene un gioco di luci ed ombre, la sua esperienza nella tecnica, la sua maestria e sensibilità che unite alla passione per l’arte lo rendono un’artista completo.
Leonardo, Maestro d’arte, figlio di Renzo, con le sue enormi capacità espressive contribuisce a mantenere alta la qualità di questa antica tecnica. La sua “pittura di pietra” è lo straordinario connubio fra arte e artigianato, tradizione e innovazione.
La moglie di Renzo, Gabriella, ha una spiccata capacità e anni di esperienza nella creazione di gioielli unici quindi si occupa anche delle vendite nella galleria. Catia, la figlia maggiore, ha deciso di seguire la tradizione familiare dopo anni di conoscenze acquisite in altri settori che le hanno permesso di perfezionare le lingue straniere. Oggi gestisce l’area commerciale dell’azienda e mantiene i contatti con la clientela per far apprezzare l’arte del “Commesso Fiorentino in pietre dure”nel mondo, un patrimonio comune da preservare nei secoli come un grande tesoro.


Referente azienda: Catia Scarpelli

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Francesca Castagnacci: Tra arte e Fashion designer
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 08/08/2013 08:39:10 nella sezione "Arts & Crafts"

Fili di luce si trasformano in abiti, scarpe preziose e cappelli stravaganti nelle creazioni di Francesca Castagnacci, giovane fashion designer che si distingue per originalità e innovazione dei materiali. Vincitrice della prima edizione di A&P Young, progetto ideato e rivolto ai giovani all'interno di ''Artigianato e Palazzo'' a Firenze, oggi ci racconta il suo lavoro e la sua passione.

“L'amore per il design e per l'arte, in tutte le sue espressioni, hanno sempre guidato le mie decisioni fin dalla scelta del percorso formativo”. Giovane artista, inizia all'Istituto d'Arte di Pistoia dove studia Oreficeria, proseguendo con la laurea alla Facoltà di Architettura fino alla specializzazione in Design di Accessori presso il Polimoda di Firenze. “Ho cercato e voluto l'unione tra antichi saperi e nuovi materiali, ho voluto che divenisse il mio marchio di fabbrica, facendo sposare tradizione ed innovazione. Spazio tantissimo in base al prodotto che voglio realizzare, dalla microfusione alle lavorazioni di pelletteria, facendomi di volta in volta assistere, se necessario, da artigiani esperti.
Utilizzo quindi pelli, i tacchi sono realizzati prima in cera e poi ottenuti con la già citata tecnica della microfusione e in seguito bagnati in argento. I tessuti sono di fibra sintetica con inclusione di fibre ottiche, mentre i cappelli sono composti da tessuti in fibra sintetica, fibre ottiche e sostegni in alluminio”.

Un'artista dinamico, che partecipa a fiere ed eventi, e che si sa mettere in gioco, piena di idee innovative , ma che come lei stessa afferma''voglio fare un passo alla volta”
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L'Artigiano Artista

pubblicato il 06/08/2013 12:12:38 nella sezione "Arts & Crafts"


"Una distinzione tra artigianato e artista si precisò definitivamente in Italia a partire dal XV secolo quando pittori e scultori - come Piero della Francesca, Ghiberti, Donatello o, più tardi, Leonardo e Michelangelo - intesero dare alla propria opera dignità e ambizioni scientifiche, svincolandola dalle "arti meccaniche" (manuali) alle quali fino ad allora era stata assimilata e collocandola sullo stesso piano delle "arti liberali".

In questo modo furono poste le basi che diedero una giustificazione teorica a quella divaricazione che da allora avrebbe allontanato sempre più radicalmente la figura dell'artista da quella dell'artigiano.

Il primo inteso come inventore/creatore di forme nuove e degne del massimo rispetto culturale, certamente fondate su capacità di mestiere che dovevano però essere fecondate, per raggiungere i gradi più alti del valore artistico, da fatti di elaborazione mentale/concettuale

Il secondo, l'artigiano, guardato viceversa come un ripetitore di oggetti e di forme predeterminate da una tradizione secolare continuamente aggiornata e replicata grazie alla padronanza di un mestiere per il quale la destrezza della mano conta di più dell'invenzione intellettuale. Alcune relazioni, tuttavia, sono continuate a sussistere tra questi due settori della produttività dell'uomo.

Esistono tuttora, in altri termini, attività artigiane la cui organizzazione discende in modo diretto - secondo un filo e una tradizione ininterrotti - dalle botteghe artistiche medievali e rinascimentali: e anche se la manualità, l'abilità nell'usare un numero elevato di strumenti, ne è la prima caratteristica - si consideri ad esempio la varietà di martelli e di scalpelli usati dai cesellatori - certamente esiste anche una componente estetica nell'oggetto prodotto che suggerisce un apparentamento con l'opera d'arte. Ciò può essere riscontrato, esemplificativamente, nella produzione artigianale di ceselli , di oggetti di vetro, di statuine per presepi che, non a caso, vengono comunemente riconosciuti e indicati come fatti di "artigianato artistico".

Un dato che accomuna tutti i prodotti appena ricordati è la mancanza di un qualsiasi riferimento alla cultura propria degli uomini che li hanno eseguiti, alle tradizioni popolari originali dei luoghi in cui quegli artigiani hanno vissuto".

(Vera Zamagni, "storia dell'Artigianato Italiano").
"l preconcetto di considerare le cosiddette arti applicate come appartenenti ad un gradino gerarchico inferiore rispetto a pittura e scultura ha dominato incontrastato buona parte del secolo scorso e con l'affermarsi di alcune scuole e movimenti che credevano di poter pronosticare la fine d'ogni manualità in vista d'una futura era, totalmente meccanizzata.

Oggi nonostante l'affermarsi - più che giustificato - della meccanizzazione e industrializzazione edilizia, della meccanizzazione secondo le regole del design, nonostante il sempre più intenso intervento dell'elettronica anche in campo artistico (computer art, video art, realtà virtuale, ecc.), si è finalmente riscoperto l'aspetto benefico di una attività manuale e comunque di una interferenza costante tra l'uomo e l'oggetto con la presenza del "fatto a mano" nei più svariati settori artigianali: dalla ceramica al legno, dal marmo al vetro, al ferro, al cuoio......"

(Gillo Dorfles, "La seduzione degli oggetti").

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Il laboratorio di liuteria di Giuseppe Raspanti
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 06/08/2013 11:44:59 nella sezione "Arts & Crafts"

di Federica Faraone

Mi aprono la porta, sono pronta a conoscere meglio un nobile mestiere d’artigianato. L’ambiente risuona di note, lui costruisce archi, lei li fa vibrare.
Giuseppe Raspanti nasce a Firenzuola nell’aprile del 1948 con un’innata passione per il legno e la sua lavorazione. Apprende varie tecniche manuali di falegnameria ed ebanisteria, fino a quando la vita non gli fa incontrare la moglie Miriam Sadun, violinista concertista e insegnante al Conservatorio Luigi Cherubini di Firenze. Da questo incontro nasce la passione per la liuteria, e quindi per un’arte ancora più di nicchia, l’archetteria: “Fu mia moglie, violinista, a convincermi, andai da un liutaio ma non fu un rapporto fertile. Poi mi venne l’idea degli archi e riuscii a contattare il maestro archettaio Gavioli a Bologna. Andai a casa sua dove si offrì d’insegnarmi il mestiere. Prima mi spiegò come costruire gli attrezzi necessari, poi come usarli”. Il rapporto, iniziato nel 1985 ha un fertile sviluppo, dopo un periodo iniziale, durante il quale studia l’archetteria francese, Raspanti inizia a costruire archi barocchi, classici e moderni. Ha poi la fortuna di avvalersi dei consigli del maestro Lucchi.

Lei ha quindi appreso il mestiere presso un privato, ma esistono scuole che insegnano questa particolare branca dell’arte liutaia?

Si a Cremona si trova un’ottima Scuola di Liuteria, ma tra teoria e pratica c’è un abisso, solo imparare a piallare richiede tanto tempo e pazienza.
La scuola di Cremona dura due anni, vi si diventa o liutaio o archettaio ma se ne esce ancora inesperti. Loro possono insegnare le basi, poi le raffinatezze ciascuno le deve trovare da solo, nessuno rivela i segreti del mestiere e l’apprendistato presso un maestro diviene necessario. Credo che a determinate conclusioni probabilmente ci si debba arrivare da soli.

Forse in pochi conoscono questo mestiere, ma chiunque può immaginare l’importanza di un buon arco.

Infatti, in pochi sanno che l’arco produce buona parte del suono: quando vengono sfregati i crini sulle corde di un violino, viola, violoncello o contrabbasso, l’arco entra in vibrazione. Lo strumento crea un suono con le corde e la cassa di risonanza. L’arco, con i crini e la sua elasticità, crea l’altra metà del suono. Un buono strumento con un cattivo arco produce un suono peggiore e viceversa, sono quindi due unità complementari.

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Giocattoli da collezione: I Cavallini di Sergio Milani
veneto (padova) ospedaletto euganeo

pubblicato il 06/08/2013 10:39:24 nella sezione "Arts & Crafts"


Apprese nella bottega paterna le prime nozioni sulla lavorazione del legno, esercitandosi ed acquisendo le varie tecniche della lavorazione del materiale, si è diplomato in campo artistico divenendo insegnante e collaborando per oltre trent’anni con le più note industrie italiane del giocattolo, ideando, progettando e realizzando prototipi nell'ambito del design industriale per il giocattolo in plastica. Negli ultimi dodici anni ha rivolto l'attenzione a quella che è stata da sempre la sua passione, realizzando quindi dei giocattoli d'arte
da collezione in legno. Osservando un suo vecchio cavallino di legno, compagno di giochi, ha maturato l’idea di realizzare dei giocattoli da collezione; ha scelto “whim” accompagnato dall'immagine di un cavallino come logo della sua produzione artistica, si tratta di piccoli ed affascinanti cavallini di legno, modellati e decorati a mano come nel passato.
Attualmente nel suo catalogo sono presenti sei linee di cavallini con dimensioni non superiori ai 24cm e cinque appartenenti al gruppo Baby con dimensioni contenute entro i 15cm , dimensioni studiate per essere facilmente collocati nell'arredamento.
Ad ogni linea :viene attribuito un nome, viene studiata una propria forma anatomica del cavallino stabilendo se montarlo su dondolo oppure su ruote , viene scelto un tema decorativo come filo conduttore, che permetta però di realizzare interpretazioni sempre diverse, creando così tutti pezzi unici; ogni opera quindi si differenzia per una fantasiosa interpretazione di ornati e visioni fantastiche, esprimendo la natura nelle sue più svariate forme, ravvivando con giochi semplici il ricordo di un mondo incantato che difficilmente oggi si può rivivere.
Inoltre per aumentare la luminosità e la ricchezza cromatica, attualmente tutte le opere vengono rifinite con foglia oro 24 Kt. A lavoro terminato, ogni opera viene numerata secondo l’anno di produzione e numero progressivo, siglata con le iniziali dell’artista, sigillata con logo in cera lacca, accompagnata da un certificato di produzione con foto e dichiarazione che la decorazione è unica e non sarà mai ripetuta.
Il vocabolario “ Devoto, Oli “ riassume il termine giocattolo: “ qualsiasi oggetto fabbricato per servire come mezzo o a pretesto del gioco ai bambini, favorendone spesso, oltre alla ricreazione, lo sviluppo delle facoltà intellettuali e immaginative”.
Esiste un’analogia tra gli ideali estetici perseguiti nel gioco e quelli che hanno nell’arte la loro espressione.
Nella “ Critica di giudizio “ Kant descrive l’arte come occupazione seria eseguita a guisa di gioco o gioco eseguito con serietà; ed è proprio quì che il Maestro Sergio Milani si inserisce: lui E’ un’artista con la A maiuscola in quanto la sua esperienza e la sua fantasia lo portano ad un’elaborazione talmente perfetta esteticamente e manualmente unica di cavallini in legno da collezione, tutti differenti.
La sua manualità a creare il modello in legno grezzo e la fantasia nell’eseguire decorazioni, ogni volta diverse rende arte il suo operato.
Il Maestro poi suddivide in step che dipendono dall’ispirazione delle idee che poi sviscera nella loro dipintura.
La riproduzione ridotta di cose reali, in questo caso di cavalli, risponde ad un’adeguamento alle proporzioni ed alle forze del fanciullo che ne fa uno strumento di gioco.
Sergio Milani non manca nelle sue creazioni di un suo intrinseco valore estetico, un godimento dell’occhio per la grazia delle figure tradotte in sintesi, con una più spiccata nitidezza decorativa.
La funzione dei cavallini dell’artista risponde inoltre ad un senso educativo e conoscitivo, in quanto permette al bambino un contatto nella sua proporzione, con la realtà degli adulti.
Le testimonianze più antiche degli animaletti ci pervengono dall’Iran e dalla Mesopotamia risalenti al III millennio a.C.; storicamente nasce nel ‘600 un artigianato e poi un’industria dei giocattoli, ed oggi che viviamo in una società tecnotronica, molto semplicemente Sergio Milani mantiene la magia che solo l’artigiano possiede ed in più si eleva a grande ed operoso artista nelle decorazioni a colori cangianti che sembrano raccontare una fiaba tutta loro, proprio come quando ci si sedeva davanti al camino ad ascoltare le mille avventure di eroi raccontate dai nonni.
Come sostiene Benjamin in un suo testo: “ L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità”, sostiene che l’opera riprodotta tecnologicamente ha forse una resa più perfetta rispetto a quella manuale, ma ciò che la distingue da un’opera d’arte E’ “ l’aura “ che E’ intrinseca nell'opera stessa, ed E’ questo il punto nevralgico delle opere del nostro Maestro che mantiene la libertà, l’abilità e la pazienza di creare ogni cavallino con la sua “ aura “ sensibilmente avvertibile dallo spettatore che troppe volte vede e non guarda.

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I vetri di David Palterer: magiche evocazioni di un architetto e designer
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 05/08/2013 18:41:59 nella sezione "Arts & Crafts"

di Silvia Ciappi

Le opere realizzate da David Palterer, in vetro e in cristallo, lasciano trapelare il ricordo della solidità arcaica dei vetri germanici che si contrappone, in un insolito equilibrio, a quella luminosità, carica di intrigante mistero, che richiama atmosfere mediterranee.

Sono queste le matrici culturali di David Palterer, tuttavia i rimandi geografici sono immediatamente, volutamente, confusi, rielaborati con quella giocosa, leggera e sagace fantasia che esula dai consueti schemi.
Le forme sono solide, antiche, ed esprimono la passione dell’artista per la scultura, le decorazioni sono composte di gocce, di punte simili ad aculei di immaginari cactus, di sinuosi filamenti disposti a spirale o di fragili creste a “morise” riportate a caldo. I colori, vivaci e intensi o, al contrario tenui ed evanescenti, si scontrano e si attraggono come elementi che agiscono liberamente in uno scenario fantastico, dove tutto è ritmo musicale ed equilibrata armonia tra disegno, materia ed esecuzione. Tutte le soluzioni scelte da David Palterer per gli oggetti in vetro sono accomunate dal desiderio di sfidare e domare quella materia che, solo in apparenza, è plastica e docile. Traspare la vivace ingegnosità che caratterizza l’indole dell’artista, capace di imprevedibili guizzi e di sorprendere per quella sua naturale inclinazione a superare le convenzioni.
Tutti i vetri mostrano, infatti, l’"anima” nascosta, rustica e poetica, di quel materiale che assume forme che sospendono il tempo suscitando emozioni che evocano vaghi ricordi di un indefinito passato ma sono anche capaci di proiettare l’immaginazione in una dimensione dinamica, in continuo mutamento.

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Porcellana Royal Copenahgen dal 1775

pubblicato il 26/07/2013 16:57:14 nella sezione "Arts & Crafts"

di Linda Coppi

L’amore ed il fascino della porcellana cinese ‘’bianco/blu’’ha investito in più secoli tutte le Nazioni europee, che hanno cercato in ogni modo di emularne la bellezza, basti pensare alla produzione medicea a Firenze nel Cinquecento, che ha portato alla creazione di una porcellana fine e molto resistente, dove vi fu la fusione di elementi decorativi orientali con la classicità rinascimentale. Questo spasmodico desiderio di riprodurre ‘’l’oro bianco’’ non lasciò indifferente la Danimarca, che dovette però attendere sino al XVIII secolo per veder nascere una porcellana di pregio sul proprio suolo. Infatti è solo nella seconda metà del Settecento che questa particolare porcellana fu creata su suolo danese, dal risultato di esperimenti effettuati dal farmacista, Frantz Heinrich Müller, chimico esperto e specializzato in mineralogia.
Nel 1774 Müller infatti, dopo aver creato il suo piccolo forno e dopo molti esperimenti, fu finalmente pronto per proporre a potenziali investitori, la sottoscrizione di azioni che avrebbero dato vita alla fabbrica di porcellana. I risultati iniziarono a giungere l’anno successivo, quando la Regina Juliane Marie e suo figlio Frederik, divennero partner dello stesso Muller dando ufficialmente vita alla ‘Reale fabbrica di porcellana’’. Nel 1790 l’azienda creò quella che sarebbe divenuta la serie dei suoi serviti da pranzo più famosi, ovvero la ‘Flora Danica’, così chiamata in omaggio all'omonimo libro sulla botanica che tanto successo ebbe nelle librerie di Copenaghen dal 1761. Secondo una fonte contemporanea, il primo servizio di piatti “Flora Danica” fu commissionato dal principe ereditario Frederik per conto del re Cristiano VII come un dono per l'imperatrice Caterina La Grande di Russia. Con bordi in oro e decorazioni floreali, è da sempre considerato come uno dei prodotti più originali e ispirati dell’arte europea nel periodo d'oro della porcellana, e che ancora oggi viene prodotto con la stessa perizia tecnica e maestria artistica.
Nel 1868, a causa della privatizzazione delle aziende reali passò in mani private, ma nonostante ciò poté conservare il nome ed il privilegio di usare nel marchio la reale bandiera a coda di rondine. Alcuni anni dopo, tra il 1882 ed il 1884, la fabbrica venne fusa con l’azienda di maioliche Alumina e spostata dal centro di Copenaghen nella nuova sede periferica di Frederiksberg, modificando il nome in Royal Copenahgen. Qui fu nominato un giovane direttore artistico, il pittore e architetto Arnold Krog (1856-1931) il cui primo compito fu quello di riportare la fabbrica al suo splendore facendo rivivere le grandi porcellane ‘’blu scanalate’’. Krog sviluppò una nuova tecnica per la pittura sotto lo smalto, tecnica che permise di dipingere paesaggi e applicare altre decorazioni naturalistiche. Questa nuova tecnica ebbe il suo dovuto riconoscimento all’Esposizione di Parigi del 1889, dove vinse il primo premio ottenendo fama internazionale, tanto da aprire negli anni successivi rivendite dirette a Parigi, Londra e New York
Nel corso del Novecento, fatta eccezione per il periodo bellico della seconda guerra mondiale, periodo dove ha subito, come molte altre aziende in quegli anni, un forte stallo produttivo, la fabbrica ha cercato di rinnovare costantemente il design, mantenendo la qualità artistica e produttiva, sino ad arrivare al lancio del servizio ‘’Elements’’, creato nel 2008 da Louise Campbell, uno dei maggiori progettisti e designer danesi, dove il gusto e la tradizione decorativa si fondono con forme minimali e moderne.




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Lucio Fontana. Un taglio netto col passato

pubblicato il 25/05/2013 14:26:01 nella sezione "Arts & Crafts"
“È necessaria un’arte maggiore in accordo con le esigenze dello spirito nuovo”, scriveva Lucio Fontana nel Manifesto Blanco del 1946. Lo scandalo e l’orrore della Seconda Guerra Mondiale avevano tracciato un limite oltre il quale, per molti, non sarebbe più stato possibile fare arte; la realtà, colta dall’artista nato in Argentina nel 1899, però era diversa: era necessario trovare una nuova arte, già intravista dalle avanguardie di inizio Novecento, e che ora avrebbe dovuto esplodere in tutta la sua forza scandalosa e innovatrice. Saranno le sue opere, a partire dal ’49, a sancire il definitivo «superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica» perché quei tagli e le perforazioni squarciano scandalosamente la tela, superando la tradizionale concezione della bidimensionalità, e affermano una nuova dimensione totale dell’arte.
Fontana è stato uno degli ultimi grandi dissacratori. Ha traghettato l’arte dalle agonizzati e magniloquenti espressioni della modernità al postmoderno e all’arte concettuale e a quella performativa, in cui l’opera coincide con il gesto che la crea, in cui tutto è dissacrazione e quindi nulla lo è più veramente – forse, quest’esito nichilistico, l’artista spazialista non se lo prefigurava.

Annualmente, il panorama espositivo italiano e internazionale presenta delle importanti mostre che vedono Fontana e le sue opere assoluti protagonisti e quest’anno, con la coincidenza del centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia, non è certo da meno. Il Castello di Miramare di Trieste, ad esempio, celebra l’arte italiana dal 1861 a oggi, con una mostra eterogenea – forse troppo – in cui i celeberrimi “gesti” fontaniani vengono affiancati alle nature morte di Morandi, a De Chirico, Manzoni e De Pisis. Ciò che è significativo di questa mostra, però, è il titolo Da Fattori a Morandi a Fontana. Non importa che quest’ultimo non sia il più recente degli artisti presentati in mostra; il fatto essenziale è che egli ha cambiato tutto ed è per questo che il suo nome risplende in coda agli altri. È stato un nuovo inizio, una nuova fondazione che è anche stata la scintilla che ha generato il fuoco di quella straordinaria stagione creativa italiana che ha avuto il suo culmine tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta, tra Milano e Torino. Il padre dello Spazialismo è ormai diventato un “maestro”, un classico contemporaneo. L’onore è dovuto, ovviamente, ma questo può rischiare di rendere le sue opere più innocue di quanto non fossero percepite quando l’artista era ancora in vita, ma non c’è nulla di innocuo in un’artista che esaltava le sue creazioni dicendo che erano il nulla! La morte della materia, la pura filosofia della vita».
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