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A Chianciano Terme la mostra ‘8 Donne per l'8 marzo'
toscana (siena) chianciano terme

pubblicato il 08/03/2015 00:29:13 nella sezione "Fiere e mostre"
Chianciano Terme - Museo Civico Archeologico (Sala Mostre)
8 marzo 2015 - 31 marzo 2015

" Il Comune di Chianciano Terme festeggia la donna con una mostra dedicata al mondo della produzione artistica femminile con 8 delle sue concittadine

In occasione della festa della donna, all' interno del programma "La Donna Al Centro" promosso dal Centro Pari Opportunità dell'Unione dei Comuni della Valdichiana Senese, il Comune di Chianciano Terme presenta per domenica 8 marzo la mostra delle artiste chiancianesi: Carlotta Bertelli, Silvia Giannotti, Ida Giliotti, Giovanna Guardo, Ilenia Massai, Camilla Rossi, Sonia Torelli, Paola Valori che con la loro arte spaziano dall’astrattismo al micro mosaico sino a giungere all’iperealismo.

Inaugurazione domenica 8 marzo ore 17:00 presso Sala Mostre del Museo Civico Archeologico in via Dante, 80.

La mostra rimarrà aperta al pubblico durante tutti i fine settimana del mese di marzo con il seguente orario: sabato e domenica dalle ore 10:00 alle 13:00 e dalle 16:00 alle 19:00. Il giorno 8 marzo, inoltre l'entrata al museo sarà gratuita per le donne.
Afferma l'Assessore alle Pari Opportunità, Danila Piccinelli: " un modo per far conoscere e valorizzazione l'arte e la creatività delle nostre concittadine".

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Alla Gonnelli Casa d'Aste di Firenze la mostra 'ALFREDO MÜLLER. STAMPE, TEMPERE E OLI'
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 21/01/2015 23:43:40 nella sezione "Fiere e mostre"
Firenze - Gonnelli Casa d'Aste
Fino al 6 febbraio 2015

"1930-2015: un omaggio all'artista nella ricorrenza degli 85 anni dalla sua prima esposizione alla Saletta Gonnelli. Nell'occasione verrà presentato il catalogo ragionato dell’opera su carta dell’artista
a cura di Hélène Koehl

Nella ricorrenza degli 85 anni dalla mostra di stampe e dipinti di Alfredo Müller tenuta nel 1930 alla Saletta Gonnelli, vengono esposte diverse tra le più belle e rare incisioni dell'artista livornese eseguite nella Parigi della Belle Époque tra ‘800 e ‘900, tra cui L’île héreuse, La rue St. Vincent en hiver, La nonchalante, les confidences, Trois femmes, Les trois chats, Marthe Mellot dans La gitane, La neige, Venise, L’aurora, Beatrice au laurier, Beethoven, Mallarmé ecc. Inoltre una serie di tempere inedite legate alle famose “Arlecchinate” e alcuni dipinti per un totale di circa 40 opere.
La ricca raccolta permette di avere uno sguardo ampio ed esaustivo sulla produzione più affascinante dell’artista, concentrata soprattutto nell’età d’oro dell’acquaforte al colori in Francia tra ‘800 e ‘900.
Le opere di Alfredo Müller sono diventate oggi assai ricercate e di difficile reperibilità sul mercato non solo italiano, ma anche francese.
In occasione della mostra verrà presentato il corposo catalogo ragionato Alfredo Müller sur papier/su carta/on paper che sulla base di solide ricerche permette di comprendere l’ampiezza, la diversità e l'originalità dell'opera grafica del pittore e incisore di nazionalità svizzera, livornese di nascita e parigino d'adozione, offrendone finalmente una visualizzazione esaustiva e coerente.
Vi è contenuto il resoconto completo di più di duecento stampe, tutte realizzate a Parigi e nella regione di Parigi, quasi tutti tra il 1896 e il 1906. Centinaia di disegni, acquerelli, pastelli e schizzi seguono il corso della storia e gli alti e bassi della vita di questo “europeo senza Europa” frammentato, troppo francofilo in Italia, troppo italiano in Francia.
Oltre agli articoli introduttivi ai vari capitoli del catalogo, emergono artisti, mercanti, editori, uomini appassionati di teatro e sport, il mondo di questo artista, che fu anche campione di biliardo e il cui fratello correva il primo tour de France.
Numerose riproduzioni sono a piena pagina. Le stampe sono spesso presentate in diversi stati, per valutare il virtuosismo tecnico e le varianti.
La pubblicazione, curata da Hélène Koehl con testi di Emanuele Bardazzi, Céline Chicha-Castex, Elisabetta Matucci e Nicolas Romand, è edita dall’associazione “Les Amis d’Alfredo Müller”, con sede a Strasburgo, nata con lo scopo di documentare, tutelare e diffondere a livello internazionale l’opera dell’artista. Il catalogo è distribuito in Italia anche dalla Libreria Antiquaria Gonnelli.

Alfredo Müller
Alfredo Müller, proveniente da una famiglia di origini svizzere, nacque a Livorno nel 1869. Frequentò l'Accademia di Belle Arti di Firenze dove divenne amico di Edoardo Gordigiani ed Egisto Fabbri.
Nel 1889, durante un primo soggiorno in Francia, espose due tele a Parigi dove si teneva l'Esposizione universale e scoprì la pittura degli impressionisti. Da allora abbandonò l’impostazione accademica degli esordi per seguire la lezione di Claude Monet e Camille Pissarro. Al suo ritorno in Italia, mostrò delle opere che suscitarono un ampio dibattito tra la critica, compresa la scomunica di Giovanni Fattori, per il loro carattere "filo-francese".
Sul finire del medesimo secolo, la famiglia Müller si trasferì stabilmente a Parigi. Alfredo Müller divenne amico di Camille Pissarro, Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne e Henri de Toulouse-Lautrec, che influenzarono il suo stile. Sperimentò l’incisione a colori nello studio di Eugène Delâtre e divenne presto un capofila di questa tecnica di moda nella Parigi della Belle Epoque. Fece la sua prima mostra personale nel 1898 nella galleria di Ambroise Vollard che fu l’editore della serie di incisioni ispirate alla Vita Nuova di Dante Alighieri. Successivamente lavorò con altri editori e mercanti, soprattutto Edmond Sagot. Nel 1908 sposò Marguerite Thomann, che fu modella per Pierre Puvis de Chavannes, e pochi anni dopo divenne cittadino francese.
Nel 1914, dopo aver esposto alla Seconda Esposizione della Secessione di Roma, fece ritorno a Firenze, dove si stabilì a Settignano alla Villa Colombaia. Una grande parte della sua opera di allora è dedicata alle arti decorative dove si esprime il suo fascino per la magia teatrale. Restano famose le sue “Arlecchinate” con pantomime di maschere una serie delle quali decorò per anni il ridotto del Teatro Manzoni a Milano.
Nel 1930, allestì un’importante personale alla Saletta Gonnelli di Firenze, prima di tornare stabilmente a Parigi nel 1932, dove morì il 7 febbraio 1939.
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Al Palazzo Tucci di Lucca la mostra antiquaria "A spasso nel Tempo"
toscana (lucca) lucca

pubblicato il 04/11/2014 08:28:02 nella sezione "Fiere e mostre"
Lucca - Palazzo Tucci
21-22-23 novembre 2014

"L’Associazione Il Palcoscenico del Marchesato, in collaborazione con il portale specializzato Toscanantiquaria.it, organizza "A Spasso nel Tempo a Palazzo Tucci", mostra mercato dedicata al piccolo antiquariato, al vintage e al modernariato di qualità.

Nei giorni 21, 22 e 23 novembre 2014 le preziose sale della residenza storica Palazzo Tucci di Lucca saranno rese ancora più affascinanti dall’allestimento di banchi con porcellane dipinte a mano e ceramiche d’epoca, pizzi e merletti della nonna, tessuti rari e intere stanze arredate con accessori in pietra e in legno, candelabri, putti etc. Gli espositori saranno organizzati per tipologia, cosicché nelle stanze al piano terra troveranno spazio gli antiquari con mobili antichi, quadri e oggetti in stile, mentre al primo piano si avrà modo di curiosare fra moda vintage e oggetti collezionabili, dal cartaceo ai memorabilia, passando per giocattoli d’epoca e modellismo.
Durante i giorni dell’evento, all’interno del Palazzo sarà attivo il servizio di bar e catering.
La location - Palazzo Tucci deve la connotazione attuale ad un antenato degli attuali proprietari, Giuseppe Tucci, che verso la metà del Settecento decise di ristrutturare la dimora in cui la famiglia risiedeva già da più di due secoli, adeguandola ai nuovi criteri achitettonici. Gli ambienti spaziosi decorati con affreschi e stucchi, e gli arredi originali offrono l'atmosfera riservata delle antiche dimore nobiliari. Nel palazzo è nato il musicista Alfredo Catalani, alle cui opere sono state dedicate le camere e le suite.
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All'Accademia d'Ungheria in Roma: CROSSWISE!
lazio (roma) roma

pubblicato il 04/11/2014 08:18:00 nella sezione "Fiere e mostre"
Roma - Accademia d'Ungheria
8 novembre 2014 - 30 novembre 2014

"Venerdì 7 novembre 2014 alle ore 19,00 arriva nella cornice barocca di Palazzo Falconieri, sede dell'Accademia d'Ungheria, la nuova tappa di CROSSWISE!, progetto ideato dalla Fondazione VOLUME!

Nato con la volontà di coniugare una molteplicità di linguaggi, con particolare attenzione alle tendenze emergenti, CROSSWISE! trova nell’Accademia un alleato prestigioso con cui condividere questa missione.
Dopo l’esperienza estiva di Siderare presso il Forte Portuense, il progetto giunge alla sua terza edizione e si propone di offrire un’analisi del panorama del cinema indipendente e della fotografia.
In mostra gli scatti di Federico Annicchiarico, che vedranno ampliata la ricerca portata avanti con INTIME OFFTIME, e in occasione dell’inaugurazione verrà proiettata la pellicola La Felicità non è allegra del regista Pasquale Marino.
A tenere le fila del percorso è una riflessione sull’intrecciarsi di queste due forme di espressione visiva, considerabili l'uno l'estensione dell'altra. La fotografia come riproduzione di ciò che il nostro occhio, la nostra mente ed i nostri sensi annotano ed il cinema, suo fratello, come messa in moto di quell'universo, come allargamento dello spazio visivo.
Dietro queste più generiche riflessioni, la capacità di entrambi gli artisti in mostra, di cogliere con una sensibilità che supera il “genere” le sfumature di un quotidiano intimo, privilegiato, lontani da un tempo ed uno spazio “comuni”.

Fedele al bianco e nero, Federico Annicchiarico racconta attimi di vita vissuta, con sguardo empatico e malinconico, senza mai allontanarsi dall’elemento umano, che inserisce nella cornice perfettamente composta delle sue inquadrature. Ogni foto testimonia la sua esistenza, qui e ora, e la sua necessità di immortalare una scena, con l’urgenza di raccontare la storia del personaggio che abita lo scatto. Quello narrativo è l’elemento, oltre a quello formale e compositivo, che conduce le foto di Annicchiarico in una dimensione spazio-temporale più ampia.

Nel suo film, anche questo in bianco e nero, Pasquale Marino, ci porta in una non meglio definita periferia italiana, dove “si può rimaner rapiti dalla bruttezza”, e dove in qualche modo ci si affeziona al degrado che fa da set alla quotidianità. Qui Maria e Manlio, soli e annoiati, si trovano coinvolti un una strana storia d’amore. Una storia semplice e surreale allo stesso tempo, a cui fa da specchio un paesaggio in cui il regista scova una classicità ed una delicatezza inaspettate, anche attraverso la scelta delle inquadrature - opera di Elena Fedeli che ha collaborato anche alla sceneggiatura.

Immagine: Pasquale Marino, La felicità non è allegra, still da video.

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A Chianciano Terme la mostra ‘‘En Plein Air: Danzando con la scultura’’ di Giacomo Maria Cavina
toscana (siena) chianciano terme

pubblicato il 09/10/2014 13:06:09 nella sezione "Fiere e mostre"
Chianciano Terme - Museo Archeologico
11 ottobre 2014 - 2 novembre 2014

"All'interno del progetto per la cultura, continuano a Chianciano Terme le mostre dedicate all'arte contemporanea

In occasione della settimana della cultura, oltre ai suoi importanti musei e alle mostre temporanee allestite per il Pass Key Art Festival a Villa Simoneschi e alla Galleria del Hotel Cristallo, Chianciano Terme continua a puntare sull’arte contemporanea con una personale del maestro Giacomo Maria Cavina, artista di respiro internazionale, che allestirà le sue opere sul grande terrazzo e all’interno del Museo Civico Archeologico, accostando così la scultura contemporanea ai grandi reperti etruschi.
Una mostra suggestiva, dove la forma diviene leggerezza dell’essere, figure senza peso, sospese nell’aria, un percoso artistico che è iniziato con l’opera "Danzando sotto la pioggia’’ per giungere ai ‘’Ballerini’’, statua dedicata ad Astor Piaizzolla, il grande compositore argentino, celebre in tutto il mondo per l’eleganza dei suoi tanghi. Opere di Cavina sono in tutto il mondo, specialmente in Argentina dove a Salta ha una casa-studio e dove continua gli studi dedicati all'unione tra il mondo maschile e quello femminile, in un percorso dell’inconscio con una potente spinta mistica.

Vernissage 11 ottobre ore 12:00




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BLUMEN MANTRA: Al Museo d’Arte Moderna Ugo Carà di Muggia la personale della pittrice FEMI VILARDO
friuli-venezia giulia (trieste) muggia

pubblicato il 24/09/2014 08:27:54 nella sezione "Fiere e mostre"
Muggia (Trieste) - Museo d’Arte Moderna Ugo Carà
27 settembre 2014 - 18 ottobre 2014
a cura di Marianna Accerboni

Sabato 27 settembre 2014 alle ore 18.30 s’inaugura al Museo d’Arte Moderna Ugo Carà di Muggia (via Roma 20), con la presentazione critica della curatrice Marianna Accerboni, la personale della pittrice triestina Femi Vilardo intitolata Blumen mantra.
La mostra - proposta dall’Associazione Juliet, in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Muggia - si inserisce nel programma PRACC che l’Amministrazione Comunale di Muggia ha varato, già nel 2007, assieme alle associazioni culturali Photo-Imago, Gruppo 78 e Juliet con l’intento di promuovere e valorizzare le nuove forme artistiche contemporanee, in una prospettiva nazionale e internazionale.

In mostra più di una ventina di opere scelte, tecniche miste e stampe artistiche digitali stampate in alta definizione su tela, per la maggior parte inedite e realizzate ad hoc nel 2014, in cui l’artista affronta maggiormente la grande dimensione. Con la consueta, fascinosa, calibrata raffinatezza inventiva e tecnica - scrive Accerboni - Vilardo sa comporre un messaggio di passione e riflessione sulla vita e il suo divenire, simbolizzato dalla rosa e sospeso fra caducità e rinascita (fino al 18 ottobre/ orario da mart a ven 17- 19; sab 10-12 e 17-19; dom e festivi 10-12/ info Comune di Muggia-Assessorato alla Cultura 040 3360340 - ufficio.cultura@comunedimuggia.ts.it - www.benvenutiamuggia.eu).

Autrice di una pittura concettuale e neoromantica, l’artista fa assurgere la rosa - Leitmotiv di questa coinvolgente rassegna - a simbolo della vita. I petali sfiniti e accartocciati rappresentano il traguardo della fine, da cui però risorgerà un nuovo fiore. Un ciclo naturale, quello tra vita e morte, che Vilardo interpreta secondo un’accezione positiva, sottolineandone il significato in modo molto personale e attuale grazie anche all’intreccio tra la fotografia, delicatamente rielaborata attraverso la computergraphic, e la pittura. In tal modo, quasi dipingendo con il mezzo tecnologico, l’artista crea una sorta di osmosi fra I diversi lavori: usa per esempio quale sfondo quello di altre sue opere o il colore nero, per accogliere e impaginare le nuove immagini, che, stampate su tela, vengono poi ulteriormente rielaborate e ritoccate ad acrilico e smalto. Il mezzo pittorico dona a tali “dipinti multimediali” una nuova e felice matericità, spesso accentuata anche dall’inserimento di tessuti e garze. Interventi, attraverso i quali Vilardo accentua l’essenza e la matericità del soggetto, aumentandone la profondità prospettica fino quasi a raggiungere un effetto di un delicato bassorilievo.


Nasce da tale complessa operatività un ciclo di lavori così sintonico che spesso le mostre dell’artista assumono il significato di un’opera totale, di un progetto unitario in cui ogni dipinto vive di vita propria.

In questa rassegna il grande giardino della vita, fiorito di accadimenti - di cui D’Annunzio coglieva l’aspetto più sensuale, attraverso le rose sfatte che “decorano” gli interni nel romanzo Il piacere - rappresenta per l’artista lo spunto per una riflessione intellettuale e introspettiva di grande bellezza, che allude alle parole non dette e in tal senso suggerisce al fruitore un momento di concentrazione che ne cattura l’attenzione, oltre che per il suo sottile significato, anche per il calibrato fascino estetico.

Arte e pensiero - conclude Accerboni - si coniugano dunque, come accade sempre nella pittura d’eccellenza: Blumen mantra (blumen in tedesco significa fiore, il mantra è invece ripetizione rituale d’intonazione sacra) è un modulo estetico percettibile ovunque e da tutti, grazie al profumo delle rose della nostra memoria e della vita.

Femi Vilardo è nata a Trieste (Italia), dove vive e lavora. Essenziale è stata, nelle prime fasi della sua formazione artistica, la conoscenza del maestro Nino Perizi, insegnante presso la Scuola Libera di Figura del Civico Museo Revoltella; ha proseguito quindi la propria ricerca, accostandosi ad altri artisti quali Marino Cassetti, Roberto Tigelli, Paolo Cervi Kervischer, Franco Chersicola e Mirella Schott Sbisà alla Scuola Libera dell'Incisione Carlo Sbisà.
La sua attività espositiva, suddivisa fra mostre personali e collettive, si è finora svolta in Italia, Slovenia e in Messico. Nel 2011 ha partecipato su invito alla 54° Biennale d’arte di Venezia - Padiglione Italia Friuli Venezia Giulia.


Nell’ambito dell’esposizione sono previsti alcuni eventi (visite guidate, performances, installazioni, anche con la collaborazione di altri artisti), che arricchiranno e completeranno in maniera organica il percorso della mostra:

Venerdì 3 ottobre ore 18
Cupidus Minimus, video di Fabiola Faidiga con la collaborazione di Enrico Bonivento e l’elaborazione sonora di Paolo Bonivento

Sabato 11 ottobre Giornata del Contemporaneo AMACI ore 18
visita guidata con la curatrice Marianna Accerboni

Sabato 18 ottobre ore 18
finissage con la performance artist Betta Porro

La mostra è stata resa possibile grazie anche alla sponsorizzazione di Vineria Grudina.

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Pass Key Art Festival: Chianciano Terme apre le porte all'Arte Contemporanea
toscana (siena) chianciano terme

pubblicato il 12/09/2014 11:42:03 nella sezione "Fiere e mostre"
Chianciano Terme
29 settembre 2014 - 05 ottobre 2014

"All'interno del progetto Pass Key Art Festival, che coinvolge molti comuni della Valdichiana senese, Chianciano Terme apre le sue porte all'arte contemporanea, con importanti nomi del panorama artistico italiano.

di Linda Coppi

Le opere di Massimo Vinattieri, Fulvio Ticciati, Roberto Fantini, Enrico Fait, Adriano Cipolletti, Marco Lodola, Massimo Sonnini, Cinzia Verni e molti altri potranno essere ammirate nella città termale di Chianciano dal prossimo 29 settembre data di inaugurazione del festival PassKey, creato in collaborazione con la Strada del vino Nobile di Montepulciano.

Una città in fermento con importanti collaborazioni tra associazioni e galleristi del territorio, come la ''Cantina dei Pittori'' e molte altre, una città piena di iniziative dove le piazze, le vie e i palazzi storici faranno da sfondo a sculture e pitture moderne e dove si riapriranno le porte dell’ottocentesca Villa Simoneschi con la mostra “ Dalla forma all’astrazione “ : con opere di pittura e scultura, mentre le vie del Cento Storico saranno caratterizzate dall’artigianato artistico fino a raggiungere la Sala De’ Vegni che ospiterà le opere ed il work shop degli allievi dell’accademia di Ljubjana. I negozi delle zone di Piazza Italia, Mezzo miglio, la Rinascente e Sant’Elena , ospiteranno la mostra collettiva di ‘artisti in strada’ e le mostre itineranti ‘Opere in Vetrina’. Concluderanno il percorso l’installazione di Urban Knitting in Piazza Italia e la mostra ‘Bianco e dintorni’, alla galleria del'Hotel Cristallo. Il Museo della Collegiata, il Museo Civico archeologico e l’Art Museum potranno essere visitati gratuitamente oltre ad essere la suggestiva location per la serata inaugurale 'A cena con gli etruschi'. Ma il mondo dell'arte è vario e non potevano mancare gli omaggi alla danza e alla musica unite insieme nello spettacolo 'Aria', il tutto immaginato per creare una settimana dedicata all'arte in armonia con i palazzi che ne faranno da cornice. Ma la Toscana è anche luogo di tradizioni e buoni sapori, così il festival sarà accompagnato da punti di degustazione di prodotti tipici lungo il percorso.

Presentazione del PASS KEY ART FESTIVAL Lunedì 29 settembre ore 11.00, Sala Consiliare del Palazzo Comunale Piazza Grande, 1 - Montepulciano (SI)

Inaugurazione di Chianciano Terme lunedì 29 settembre ore 16:30 con il Vernissage della Mostra 'Dalla Forma all'Astrazione'' - Villa Simoneschi - Via Dante 37 - Chianciano Terme (SI)

Collettiva Artisti in strada con gli artisti: BETTI ROBERTA, BRONCO GIORGIO, CESARETTI VALERIO,CIPOLLETTI ADRIANO, CRESTI ANDREA, CRESTI PIETRO, FEI GUIDO, GIAMPIERO DELLA LENA - STRANARTE
GENTILE CARLO LUCESIO, GOBBINI GIANFRANCO, MERCANTI MELISSA, MONNANNI ARIANNA, NENCI ROMINA, POMPILI MONIA, RAMPELLI MARCELLO, SEMPLICINI FIORENZO

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Fabio Colussi presenta alla Galleria Melori & Rosenberg di Venezia ''LA LUCE DELLA MITTELEUROPA A VENEZIA''
veneto (venezia) venezia

pubblicato il 04/09/2014 09:46:37 nella sezione "Fiere e mostre"
VENEZIA - GALLERIA MELORI & ROSENBERG
7 settembre 2014 - 17 settembre 2014

introduzione critica e curatela di Marianna Accerboni

"S’inaugura domenica 7 settembre 2014 alle ore 19 alla Galleria Melori & Rosenberg di Venezia, situata nella fascinosa e storica cornice del Campo del Ghetto Novo -Cannaregio 2919- la mostra personale del pittore triestino Fabio Colussi, intitolata Light in Venice.


La luce della Mitteleuropa a Venezia, che sarà introdotta sul piano critico dalla curatrice, architetto Marianna Accerboni. La rassegna propone 25 oli su tavola e su tela, tutti inediti, realizzati dall’artista tra il 2012 e il 2014. Fino al 17 settembre (orario: da martedì a domenica ore 10 • 17/ info 335 6750946 • info@melori-rosenberg.com).

In queste pagine pittoriche - scrive Accerboni - Colussi ricostruisce con delicata e calibrata vena poetica il fascino di Venezia e della laguna, raffinando con equilibrio e perizia il suo luminoso e vivido linguaggio attraverso un colorismo avvincente e reale, che lascia tuttavia spazio anche al sogno.
Memore di una vena neoclassica, che appartiene culturalmente a Trieste, sua città d’origine, l’artista prosegue in modo del tutto personale l’antica tradizione di pittori e vedutisti attivi a Venezia nel ‘700 quali Francesco Guardi e Canaletto, vicino al primo per ispirazione poetica e al secondo per l’interpretazione più razionale dei luoghi. Ma, agli esordi, Colussi ha guardato anche ad altri pittori e vedutisti, in questo caso giuliani, come Giuseppe Barison, Giovanni Zangrando, Ugo Flumiani e Guido Grimani, tutti in un modo o nell’altro legati alla grande tradizione pittorica e coloristica veneziana, che rappresentava un importante punto di riferimento, nel secondo ottocento e nel primo novecento, accanto all’Accademia di Monaco, per gli artisti triestini.
Altro fulcro fondamentale fu infatti per loro anche la cultura austro-tedesca. E non a caso nelle opere di molti di questi compare spesso una luce azzurro-grigia, che più che un colore rappresenta un’atmosfera, una sorta di evocazione di quello “sturm und drang” (tempesta e impeto), che nel mondo germanico pose le basi del Romanticismo: punti di riferimento che costituiscono delle interessanti chiavi di lettura della pittura di Colussi, in particolare per quanto riguarda la sua interpretazione di Venezia e della laguna, che l’artista rivisita attraverso intuizioni, luminosità e ispirazioni che alludono istintivamente anche alla cultura visiva mitteleuropea.
Oggi poco più che cinquantenne, il pittore è riuscito così nel corso del tempo a comporre, nel delineare la veduta, una propria maniera intensa e precisa, ma nel contempo sobria ed essenziale. Che fa vivere il paesaggio soprattutto della luce (diurna o notturna che essa sia), ottenuta attraverso ripetute e raffinate velature e un cromatismo deciso ma morbido.

Equilibrio e sensibilità caratterizzano i suoi dipinti, nei quali Colussi sa intrecciare molto armoniosamente il linguaggio del passato con le esigenze di linearità di quello moderno. Ne esce una Venezia luminosa e storica, in cui le antiche e raffinate architetture si fondono con un cielo e un mare intensamente azzurri, solcati da vividi contrappunti di luce, che ci consegnano una Venezia ideale e magicamente un po’ nordica, come forse la sognarono Goethe, il Winckelmann e Foscolo; mentre le lagune riflettono, sempre attraverso la luce, la pace e l’atarassia che pervade quei luoghi.
Fabio Colussi nasce a Trieste nel 1957, dove vive e opera. Autodidatta, dipinge i primi acquerelli a 4 anni: i temi sono paesaggi, boschi e figure realizzati anche a pastelli a cera. Più tardi approccia la tempera e l’acrilico, per poi passare nei primi anni novanta all’olio su tela e su tavola, tecnica ora prediletta, che non ha più abbandonato. Per realizzare i suoi dipinti, trae spunto dagli schizzi annotati su un taccuino che porta sempre con sé e che talvolta sono implementati, per quanto riguarda le architetture, da appunti fotografici.
Colussi è presente con le sue opere in collezioni private in Italia e all'estero (Austria, Svezia, Germania, Spagna, Stati Uniti e Australia). Ha esposto a livello nazionale ed europeo.

La Galleria Melori & Rosenberg, prima galleria d’arte contemporanea del Campo del Ghetto Nuovo, espone arte contemporanea dal 1996: in oltre 18 anni di attività è stata visitata da migliaia di persone di tutto il mondo, tuttora in contatto anche attraverso la newsletter mensile, con cui la galleria divulga le novità e il lavoro dei suoi artisti.
Unica rappresentante in Italia delle opere del maestro Luigi Rocca, uno dei più amati e apprezzati pittori iperrealisti a livello internazionale, espone anche altri artisti contemporanei italiani e internazionali, affermati ed esordienti. Oltre agli originali, di alcuni autori la galleria può fornire riproduzioni su tela a edizione limitata e illimitata, autenticate e firmate.
Tra le mostre curate e allestite vanno menzionate le personali di Luigi Rocca a San Donà di Piave (VE) e al Museo Ebraico di Venezia nel 2004, a San Diego (USA) nel 2005, in galleria nel 2006 e 2009 e a Udine nel 2007; le personali di Lucia Sarto a Venezia nella sala Midrash Leone da Modena e nella sede della galleria (2006-2010); l’importante collettiva Venice - Views on Ghetto (2005), prima mostra organizzata sul Ghetto veneziano, allestita a Venezia al Museo Ebraico e nella storica Sala Midrash Leon da Modena e in seguito esportata a Tel Aviv nella residenza dell’Ambasciatore italiano, ad Haifa e Gerusalemme al Museo U. Nahon; la mostra Oltre il muro (2009) degli artisti Serena Nono e Daniele Bianchi, allestita in collaborazione con l’Istituto Marcianum a Venezia, in galleria e alla Scuola Grande di S. Teodoro, e a Berlino; la mostra Con-sidera De-sidera (2009/ 2010) dell’artista Annalù (presente alla 54° Biennale) alla Chiesa di S. Salvador a Venezia; la collettiva Nello Spazio della Croce (2010) nella Chiesa di San Salvador e nella Chiesa di San Rocco a Venezia; e infine le personali A colorful life (2011) della pittrice finlandese Minna Laaksonen, Made in N.Y.C. (2011) della fotografa Robin Sacknoff e Ghetto… and more di Luigi Rocca.
Alla Galleria è collegata la Casa Editrice Melori&Rosenberg Publisher, che pubblica le monografie degli artisti e i cataloghi delle mostre organizzate.

Immagini: Fabio Colussi, Tramonto sul mare, 2014 - olio su tela - cm. 60x40

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Sette fotografi a Brera: Luca Carrà, Mario Cresci, Paola Di Bello, Mario Dondero,Carlo Orsi, Giovanni Ricci, Annalisa Sonzogni
lombardia (milano) milano

pubblicato il 04/09/2014 09:29:52 nella sezione "Fiere e mostre"
Milano - Pinacoteca di Brera
9 settembre-2 novembre 2014
a cura di Sandrina Bandera, Cecilia Ghibaudi e Giorgio Zanchetti

"Una mostra che nasce anche nella prospettiva di un nuovo cambiamento della Pinacoteca all’interno del progetto della “Grande Brera”: l’auspicata apertura di Palazzo Citterio dove saranno trasferite alcune sue raccolte e, di conseguenza, un diverso allestimento del percorso museale

la Redazione

Proseguendo nella politica di aprire la Pinacoteca di Brera alle forme artistiche contemporanee di cui la fotografia è parte, la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, accogliendo un’idea di Luca Carrà, ha proposto a sette fotografi, di orientamento e generazioni diverse, di ritrarne gli spazi museali.
Il progetto si pone all’interno dello storico rapporto fra la Pinacoteca e la fotografia.
La prima campagna fotografica sulle sale del museo, appena riallestito dall’allora soprintendente Corrado Ricci, fu realizzata nel 1903.
L’ultima, condotta nel 1950 dagli studi Publifoto, Aragozzini e Marchisio, celebrava una nuova straordinaria inaugurazione, quella della Pinacoteca riedificata dopo la guerra.
Ma l’attenzione alla fotografia non venne mai meno anche nei decenni successivi, rinnovata con convegni e mostre storiche dai soprintendenti Franco Russoli e Carlo Bertelli, già direttore del Gabinetto Fotografico Nazionale e, in ultimo, c0n esposizioni e ricerche condotte da Matteo Ceriana.
La mostra nasce anche nella prospettiva di un nuovo cambiamento della Pinacoteca all’interno del progetto della “Grande Brera”: l’auspicata apertura di Palazzo Citterio dove saranno trasferite alcune sue raccolte e, di conseguenza, un diverso allestimento del percorso museale.
Sulla base di queste premesse Luca Carrà, Mario Cresci, Paola Di Bello, Mario Dondero, Carlo Orsi, Giovanni Ricci, Annalisa Sonzogni, hanno percorso nei mesi scorsi le sale di Brera.
Giovanni Ricci e Annalisa Sonzogni hanno osservato gli spazi museali come un luogo architettonico, autonomo e concluso e non semplice contenitore di opere d’arte, in cui si dipana la memoria dell’istituzione e delle sue collezioni.
Le grandi statue del cortile d’onore sono divenute per Luca Carrà oggetto di una ricerca di percezione visiva attraverso il contrasto fra il nero della fotografia e il bianco dello sfondo. Mario Cresci ha proposto una personale interpretazione dei ritratti, svelandone suggestioni e bellezza.
La ricerca di Carlo Orsi, durante i sette giorni in cui si è posto davanti ai capolavori, ha avuto lo scopo di cogliere e comprendere le personali emozioni suscitate nei visitatori da queste tavole e da queste tele.
La ben conosciuta curiosità di Mario Dondero verso tutte le forme dell’attività umana lo ha spinto a guardare i luoghi del lavoro, quello dei restauratori impegnati sul Ritratto del conte Porcia di Tiziano e il bronzo canoviano Napoleone come Marte pacificatore raffigurante l’imperatore dei francesi a cui si deve la nascita del museo.
E poi ci sono loro: i visitatori, i lavoratori della Pinacoteca, osservati da Paola Di Bello. Con occhio divertito, ironico e partecipe ha realizzato un video che sarà proiettato nella sala dello Sposalizio della Vergine di Raffaello.
A ogni autore è stata riservata una sala, nell’allestimento curato dall’architetto Alessandra Quarto, in un percorso che si snoda lungo tutta la Pinacoteca.
La mostra e il catalogo, edito da Skira, sono a cura della soprintendente Sandrina Bandera, Cecilia Ghibaudi storica dell’arte responsabile dell’archivio fotografico della Soprintendenza di Milano e Giorgio Zanchetti, docente di Storia dell’arte contemporanea presso l’ Università degli Studi di Milano, con i contributi di Carlo Bertelli e Tiziana Serena, docente di Storia della fotografia presso l’ Università degli Studi di Firenze.

Immagine:Carlo Orsi, Sette giorni a Brera [A Week at the Brera], 2014 - stampa alla gelatina ai sali d’argento su carta baritata, da negativo


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I Cento Anni di Livio Felluga tra enologia, Arte, Scienza ed Architettura
friuli-venezia giulia (udine) udine

pubblicato il 26/08/2014 10:29:45 nella sezione "Fiere e mostre"
Udine - Abbadia di Rosazzo
20 settembre 2014

"Il 1 settembre il patriarca dell'enologia friulana Livio Felluga compie 100 anni. Per l'occasione l'azienda Livio Felluga presenta l'ultimo progetto artistico/architettonico di Yona Friedman & Jean-Baptiste Decavèle, il VIGNE MUSEUM, realizzato sotto la tutela culturale di RAM radioartemobile9

Il 20 settembre sui Colli Orientali del Friuli sarà presentata l'opera permanente, un omaggio alla tradizione e alla cultura di un mestiere antico che ha caratterizzato il Territorio e lo ha reso famoso a livello internazinale.

Un uomo che incarna storia, tradizioni e valori di un mestiere antico in una regione, il Friuli Venezia Giulia, affacciata
sull’estremo nord est dell’Adriatico, il punto di contatto fra il Mediterraneo e l’Europa Centrale, oggi famosa per la produzione di alcuni fra i migliori vini bianchi del mondo.
Per festeggiare questo traguardo, la famiglia e l’azienda Livio Felluga hanno organizzato un evento internazionale che unisce
enologia e arte, scienza e architettura.

Nell’Abbazia di Rosazzo e sulle sue colline, il 20 settembre 2014, dalle ore 10 alle ore 13, avrà luogo la celebrazione del centenario
di Livio Felluga scandita in diversi e significativi momenti:
- un convegno curato da Mario Pieroni e Dora Stiefelmeier di RAM radioartemobile, parte integrante del progetto DAC
(Denominazione Artistica Condivisa
, dal titolo “Arte e Impresa a tutela del paesaggio rurale”. La multidisciplinarietà prenderà
forma attraverso la voce di illustri ospiti internazionali appartenenti al mondo della cultura e della scienza;
- l’inaugurazione del Vigne Museum, di Yona Friedam e Jean-Baptiste Decavèle realizzato con DAC;
- la presentazione di “100”, il vino in edizione limitata appositamente creato e dedicato a Livio Felluga.
“100” racconta la storia di un uomo moderno e lungimirante che grazie al suo intuito e all’amore per la terra è riuscito,
in momenti storici avversi, a far risorgere la collina, convinto che solo la coltivazione di qualità potesse riportare vita nella
campagna friulana. Un lungo percorso che inizia tra i vigneti di Isola d’Istria, caratterizzato da duro lavoro e realizzato con
grande caparbietà e passione. Livio Felluga, nel corso di una vita, ha creato una delle più importanti realtà aziendali d’Italia,
acquisendo a pieno diritto il titolo unanimemente riconosciutogli di “Patriarca dell’enologia friulana”.
A fissare indelebilmente questo significativo traguardo, il Vigne Museum di Yona Friedam e Jean-Baptiste Decavèle realizzato
con DAC, abbraccerà le colline di Livio Felluga a Rosazzo. Una grande Iconostasi, struttura architettonica opera simbolo di
Yona Friedman, alloggerà tra i vigneti diventando parte integrante della natura e del paesaggio.
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A Milano va in mostra IL DELITTO QUASI PERFETTO
lombardia (milano) milano

pubblicato il 09/07/2014 07:37:47 nella sezione "Fiere e mostre"
Milano - PAC Padiglione Arte Contemporanea
11 luglio 2014 - 7 settembre 2014

"In occasione della mostra IL DELITTO QUASI PERFETTO, al PAC di Milano dal 11 luglio 2014, gli artisti Gabriel Lester e Jonas Lund realizzano un intervento virale sul sito web del Padiglione milanese: la mostra contagia così tutti gli spazi dell’arte, anche quelli virtuali!


Qualcosa di molto strano infatti sta accadendo sul sito web del PAC: da qualche ora le pagine del sito hanno iniziato ad animarsi prendendo vita senza che l’utente possa controllarle.
L’intervento, firmato dagli artisti Gabriel Lester e Jonas Lund, è una delle opere della mostra IL DELITTO QUASI PERFETTO, a cura di Cristina Ricupero, un’ anteprima del progetto espositivo che prenderà il via al PAC dal 11 luglio 2014, coinvolgendo oltre 40 artisti italiani e internazionali in una riflessione sul rapporto tra arte ed estetica del crimine.

Gabriel Lester (Olanda, 1972,) vive e lavora tra Shanghai e Amsterdam. I suoi lavori più recenti sono per lo più costituiti da prosa e musica elettronica. I suoi studi sul cinema hanno influenzano fortemente la sua ricerca, che tiene in considerazione i media, la relazione spazio-tempo, la tensione narrativa e la soglia di attenzione dell’osservatore.

Jonas Lund (Svezia, 1984) vive e lavora ad Amsterdam. La sua ricerca esplora i meccanismi alla base delle nostre esperienze di condivisione online: realizzando opera che assemblano software, strategie media e tecniche espositive non associate normalmente al contesto online, l’opera di Lund rivela come i cambiamenti determinati da un mezzo di comunicazione, ormai dominante nella nostra epoca, vadano oltre il mezzo in sé.

Promossa dal Comune di Milano – Cultura e prodotta a Milano dal PAC e da CIVITA, la mostra è curata da Cristina Ricupero e arriva in una nuova versione dopo la prima tappa al Witte de With Center for Contemporary Art di Rotterdam, arricchita di nuove opere di artisti italiani.

GLI ARTISTI IN MOSTRA: Saâdane Afif, Kader Attia, Dan Attoe, Dirk Bell, Bik Van der Pol, Jean-Luc Blanc, Tommaso Bonaventura, Monica Bonvicini, Ulla von Brandenburg, Aslı Çavuşoğlu, Maurizio Cattelan, François Curlet, Brice Dellsperger, Jason Dodge, Claire Fontaine, Gardar Eide Einarsson, Matias Faldbakken, Keith Farquhar, Dora Garcia, Douglas Gordon, Eva Grubinger, Richard Hawkins, Karl Holmqvist, Pierre Huyghe, Alessandro Imbriaco, Gabriel Lester, Erik van Lieshout, Jonas Lund, Jill Magid, Teresa Margolles, Fabian Marti, Dawn Mellor, Mario Milizia, Raymond Pettibon, Emilie Pitoiset, Julien Prévieux, Lili Reynaud-Dewar, Aïda Ruilova, Allen Ruppersberg, Fabio Severo, Markus Schinwald, Jim Shaw, Noam Toran, Luca Vitone e Herwig Weiser.

La mostra è realizzata con il sostegno di TOD’S, sponsor dell’attività espositiva annuale del PAC, e con il supporto di Vulcano.

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Inaugurata a Chianciano Terme la mostra ‘’Petala aurea’’ raffinata collezione di lamine oro della famiglia Rovati
toscana (siena) chianciano terme

pubblicato il 05/07/2014 09:35:23 nella sezione "Fiere e mostre"
Chianciano Terme - Museo Archeologico delle Acque
5 luglio 2014 - 28 settembre 2014

"Una mostra unica, elegante e raffinata, piena di gioielli longobardi e bizantini è stata inaugurata ieri presso il Museo Archeologico delle Acque di Chianciano Terme: ‘’Petala Aurea’’

di Linda Coppi

Ori sbalzati, agenti raffinati compongono la mostra ‘’Petala Aurea’’ inaugurata ieri al Museo Civico Archeologico di Chianciano Terme, alla presenza delle autorità amministrative: con il neo sindaco Andrea Marchetti, l’Assessore alla Cultura Danila Piccinelli ed il direttore del Museo Giulio Paolucci, che hanno accolto il Presidente di Arcus e i rappresentanti della Fondazione dei musei senesi, Luigi di Corato e Gianni Resti, oltre alla rappresentante della famiglia Rovati, la sig.ra Giovanna, nuora del collezionista che ha dato vita alla collezione in mostra.

Unica, eccellente e meritevole di studi, questa collezione formata da molti pezzi di epoca bizantina e longobarda, in oro ed alcuni in argento, è una raccolta unica in ambito privato per quantità di pezzi e qualità. Tra le molte croci sbalzate destinate all’arredo funebre, una spicca per particolarità, caratterizzata dalla fusione della lamina d’oro sbalzata a quella che a prima vista può essere considerata una moneta, risultando unica nel suo genere ed oggetto di futuri di studi più approfonditi.
Una mostra nata dal mecenatismo della famiglia Rovati, imprenditori farmaceutici della brianza e grandi amanti dell’arte, che hanno deciso di rendere fruibile al pubblico questa splendida collezione, iniziando con una prima mostra nel 2010 a Monza, riproposta ora a Chianciano Terme.
Una selezione di quarantasette reperti composti soprattutto da sottili e minute lamine auree, ‘’petali d’oro’’ appunto, dotate di piccoli fori per essere fissati a diversi supporti. Accanto a croci di tipologia longobarda fanno la sua comparsa bratee variamente sagomate e di assai difficile inquadramento, dato che non hanno riscontri nel panorama dell’oreficeria altomedievale sino ad ora noto e che possono rientrare in un orizzonte cronologico tra il VI ed VII secolo.
Il vasto repertorio iconografico della collezione, spazia da stili prettamente germanici a soggetti paleocristiani oltre che a soggetti mediterranei, rispecchiando così il difficile processo di cristianizzazione avvenuto all’epoca.
Una mostra da vedere e gustare in ogni piccolo particolare.

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A trieste la mostra personale di Nicolò Mazzuia: 'Di - Segni'
friuli-venezia giulia (trieste) trieste

pubblicato il 27/06/2014 08:52:10 nella sezione "Fiere e mostre"
Trieste - Hotel Duchi Vis à Vis
27 giugno 2014 - 17 luglio 2014
a cura di Marianna Accerboni

"S’inaugura venerdì 27 giugno alle ore 19.30 a Trieste nell’elegante spazio espositivo dell’Hotel Duchi Vis à Vis la mostra personale del giovane artista triestino Nicolò Mazzuia, che sarà presentata dall’arch. Marianna Accerboni.

Nella rassegna, curata da Valeria De Tullio, verrà proposta una dozzina di disegni realizzati dal 2011 a oggi a china su carta, di gusto illustrativo e squisitamente figurativo, molto dettagliati e realistici, accanto ad altri molto più surreali e metafisici. In mostra sarà presente anche una serie di oli su tela arricchiti da interventi a tecnica mista. Opere quest’ultime, d’inclinazione astratta ed espressionista, che trovano un punto di riferimento nell’espressionismo urbano alienato, dipinto da Willelm de Kooning negli anni ’50 e ‘60, che ha affascinato l’artista fin da giovanissimo per la verità di vita che vi era espressa. Tra questi lavori, il più rappresentativo per Mazzuia è la “Porta sul fiume”, simbolica di una dimensione urbana da recuperare secondo un linguaggio più poetico rispetto a quello di Pollock.
La mostra appare particolarmente interessante poiché, come un Giano bifronte, mette a confronto la profonda e intensa ricerca pittorica di Mazzuia nell’ambito dell’espressionismo figurativo e astratto, con il suo affondo di angoscia contemporanea, e la capacità di raccontare il reale e interpretare il fantastico attraverso la bellezza del segno grafico felicemente declinato in bianco e nero.
Dalle due anime di Mazzuia, quella pittorica e quella segnica, dall’inclinazione astratta a quella dettagliatamente figurativa, fuoriescono le molteplici sollecitazioni che s’incontrano nel suo animo d’artista informato e appassionato e che sgorgano fino a noi, intrecciate anche a effluvi d’ispirazione noir e vicine a “I fiori del male” di Baudelaire.
Intenso, iperrealista, capace di fantasticare per ritrovare se stesso, a volte ironico, in tal modo lil pittore, che è anche un abile e delicato illustratore, dà prova di grande raffinatezza e forza gestuale e cromatica.

Nicolò Mazzuia, autodidatta, classe 1980, ha esposto ripetutamente in Italia e Spagna, aggiudicandosi il 2° posto e una menzione speciale al Premio Lilian Caraian 2009 e 2010.

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Alla Triennale di Milano una mostra esclusiva: ‘Abiti da Lavoro’
lombardia (milano) milano

pubblicato il 21/06/2014 08:58:46 nella sezione "Fiere e mostre"
Milano – Palazzo della Triennale
25 Giugno 2014 - 31 Agosto 2014.

" La Triennale di Milano presenta la mostra ‘Abiti da Lavoro’, a cura di Alessandro Guerriero.
In mostra saranno presentati 40 abiti da lavoro ideati da progettisti di tutto il mondo


Abiti da Lavoro,non è solo una mostra, ma nasce anche dalla generosità di alcuni dei 40 progettisti coinvolti, che, insieme all’Associazione Tam-Tam, diretta dallo stesso Guerriero, hanno voluto accettare la sfida di Arkadia onlus per favorire l’inserimento lavorativo di giovani disabili, dove si insegna ai ragazzi che frequentano il workshop gratuito di Tam-Tam come si trasforma uno schizzo in un cartamodello, cartamodelli che saranno poi trasformati in abiti da lavoro dai ragazzi disabili dell’associazione.

Abiti da Lavoro oltre a voler rappresentare una tensione per l’innovazione sociale, propone una riflessione socio-antropologica: un tempo l’abito faceva il monaco per divenire sempre più l’espressione di scale di potere che definiscono la nostra condizione, trasformandosi soprattutto in habitus, in funzione e segno sociale. L’attuale centralità dell’individuo ha però ancora una volta mutato il senso di ciò che indossiamo: la funzione sociale svanisce e l’abito assume soprattutto il valore dell’espressione individuale: diventa travestimento e forma dei nostri pensieri. Se prima era l’immagine che il mondo ci attribuiva – non si poteva lavorare in banca senza giacca e cravatta – oggi è l’immagine di ciò che noi vogliamo essere nel mondo.

In mostra saranno presentati 40 abiti da lavoro ideati da progettisti di tutto il mondo:
Afran, Rodrigo Almeida, Alberto Aspesi, Gentucca Bini, Denise Bonapace, Andrea Branzi, Nacho Carbonell, Klaudio Cetina, Cano, CoopHimelb(l)au, Dea Curic, Nathalie Du Pasquier, Elio Fiorucci, Matteo Guarnaccia, Nuala Goodman , Daniele Innamorato, Mella Jaarsma, Toshiyuiki Kita, Guda Koster, Colomba Leddi, Antonio Marras, Franco Mazzucchelli, Alessandro Mendini, Angela Missoni, Issey Miyake, Amba Molly, Frédérique Morrel, Margherita Palli, Lucia Pescador, Bertjan Pot, Clara Rota, Andrea Salvetti, Nanni Strada, Tarshito, Faye Toogood, Otto von Busch, Vivienne Westwood, Allan Wexler, Erwin Wurm, Melissa Zexter.

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Alla galleria degli Uffizi di Firenze la mostra ''Puro, semplice e naturale nell'arte a Firenze tra Cinque e Seicento''
toscana (firenze) firenze

pubblicato il 17/06/2014 08:26:12 nella sezione "Fiere e mostre"
Firenze - Galleria degli Uffizi
17 giugno 2014 - 2 novembre 2014

Le parole del Soprintendente Acidini, fanno ben comprendere l'importanza di questa manifestazione.
"Artisti e opere d’arte in cerca di una definizione: questa potrebbe essere una lettura della grande mostra che connota la seconda partecipazione della Galleria degli Uffizi al programma espositivo “Firenze 2014 - un Anno ad Arte”

La seconda mostra di 'Firenze 2014. Un anno ad arte' ospitata e realizzata dalla Galleria degli Uffizi, è, nel rispetto della tradizione di queste rassegne espositive che hanno luogo nei musei statali fiorentini dal 2006, il risultato di un appassionato studio critico - scientifico della pittura fiorentina fra Cinquecento e Seicento, condotto da Alessandra Giannotti e Claudio Pizzorusso, docenti universitari presso l’Università per Stranieri di Siena.
La mostra intende sovvertire il luogo comune di una cultura fiorentina passatista, rivelando la forza di novità presente anche in quella linea dell’arte cittadina che, tra Quattro e Seicento, restò fedele ai propri modelli, mettendo in luce la “novità della tradizione”.
Giorgio Vasari esaltava la «Maniera moderna» come superamento della tradizione quattrocentesca, ormai arcaica, e collocava Leonardo, Michelangelo e Raffaello al centro di questo periodo di «somma perfezione»; a loro, ma con minor grado di convinzione, egli affiancava Fra’ Bartolomeo e Andrea del Sarto, disegnatori esemplari, meticolosi imitatori della natura, ideatori di opere devote. Vasari, artista della sontuosa corte del duca Cosimo I de’ Medici, era però lontano da quei maestri, sostenitori di una tradizione “pura, semplice e naturale”, e interpreti di una tendenza che a lui appariva superata e senza futuro.
Andrea del Sarto e Fra’ Bartolomeo restarono invece punti di riferimento negli anni della magnificenza medicea, ma soprattutto ridiventarono attuali alla fine del Cinquecento – tanto da soppiantare il “vasarismo” – per rispondere alle esigenze dottrinarie sancite dal Concilio di Trento. Santi di Tito e Jacopo da Empoli si impegnarono allora in un rilancio di quei maestri, animato da nuovo vigore, e l’operazione venne riproposta a metà Seicento, con diverso senso di modernità, da Lorenzo Lippi e Antonio Novelli, come alternativa alla dilagante figurazione barocca.
La mostra, strutturata in cinque sezioni cronologiche, e quattro tematiche - in cui i dipinti e le sculture (72 in tutto) sono allestiti, a titolo esemplificativo, privilegiando valori di coesione stilistica e iconografica entro un’ampia forbice cronologica - presenta una vera e propria rassegna di capolavori, molti dei quali appositamente restaurati per l’occasione. In apertura, l’esposizione accosta le Annunciazioni di Andrea della Robbia, Andrea del Sarto, Santi di Tito e Jacopo da Empoli, offrendo un colpo d’occhio sui tratti di cultura che legano i maestri della «Maniera moderna» e la compagine di artisti operanti a Firenze tra istanze di riforma e primo naturalismo seicentesco.
Nella Firenze del primo Cinquecento il registro di nobile chiarezza ispirato al pensiero di Fra’ Girolamo Savonarola era un linguaggio condiviso dagli artisti a lui vicini, come Lorenzo di Credi e Fra’ Bartolomeo, Ridolfo del Ghirlandaio e i Della Robbia. Alcuni di loro facevano capo alla “Scuola di San Marco”, punto di riferimento della comunità degli artisti che proponevano immagini di una religiosità essenziale e austera, comprensibile anche ai semplici e agli illetterati. Con loro e con Andrea del Sarto, maestro insuperabile del disegno dal naturale, si fondarono quei princìpi della “fiorentinità” che resteranno validi per oltre un secolo e mezzo: uno stile fatto di parole usuali, ordinate secondo una chiara sintassi, che modella con plastica evidenza figure e cose. Come si leggerà nel catalogo edito da Giunti e curato, come la mostra, da Alessandra Giannotti e Claudio Pizzorusso, questi valori si rispecchiano anche nel dibattito sulla lingua e nella spiritualità popolare.
I maestri (Andrea della Robbia e Andrea del Sarto, Fra’ Bartolomeo e Andrea Sansovino), eredi del Quattrocento, sono al tempo stesso fondatori di un’ “ordinata maniera” moderna, radicatasi con Franciabigio, Bugiardini, Sogliani. Superate le generazioni di Bronzino e Alessandro Allori, custodi di una vena naturalistica attenta alla verità ottica delle cose, si approda al “Seicento contromano”, dove sono riuniti artisti che hanno rilevato quest’identità “purista” fiorentina, traendone impulso per tracciare una linea “diversa” dal caravaggismo e dal barocco: da Santi di Tito a Jacopo da Empoli, da Ottavio Vannini (finalmente visibile a Firenze un suo capolavoro del Musée des Beaux-Arts di Nantes) a Lorenzo Lippi, grande interprete di un moderno naturalismo.
Dopo una sala dedicata al disegno dal vero, che spazia da Andrea del Sarto e Pontormo alla metà del Seicento, gli stessi artisti si ripresentano accostati per temi: “pitture di casa”, di affetti intimi, col bel Fra’ Bartolomeo del County Museum di Los Angeles; “pitture di cose”, dove si ergono a protagonisti gli oggetti domestici (da segnalare il magnifico Franciabigio dalle Collezioni Reali inglesi); la “tradizione del sacro”, che chiude la mostra con uno spettacolare trittico di busti del Redentore, di Torrigiani (riscoperto in Gran Bretagna), di Caccini (un miracoloso recupero conservativo) e di Novelli (dal Metropolitan di New York).

La mostra è promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, la Galleria degli Uffizi, Firenze Musei e l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Alcune Mostre del Polo Museale Fiorentino

Giardino di Boboli

Museo degli Argenti

San Pier Scheraggio


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