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Diafane passioni. Avori barocchi dalle corti europee


toscana (firenze) firenze
pubblicato il 24/07/2013 14:59:34 nella sezione "Fiere e mostre"
Diafane passioni.  Avori barocchi dalle corti europee
Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti
16 luglio – 3 novembre 2013

Dalla metà del Cinquecento, per circa due secoli, la scultura in avorio fu apprezzata e ricercata dalle corti europee
come una delle massime e più sofisticate forme di espressione artistica.
I più importanti scultori del periodo barocco, sia in Italia che nei paesi transalpini e addirittura nelle colonie
portoghesi e spagnole, si cimentarono in questa tecnica raffinatissima e difficile, che univa alla perizia dell’artefice
la preziosità della materia prima.
In tutta Europa, imperatori e granduchi, papi e principi, altissimi prelati e ricchi banchieri si contendevano l’opera
degli scultori in avorio, e spesso formavano collezioni di capolavori eburnei, che andavano dagli esemplari
figurativi veri e propri ai tour de force torniti. Questi ultimi univano al piacere del capriccio visivo il rigore
scientifico del calcolo matematico.
L’Italia giocava un ruolo chiave per la più grande fioritura della scultura in avorio tra il Cinque e il Settecento: la
seconda dopo quella gotica, che aveva avuto il suo centro a Parigi. Le zanne dell’elefante arrivavano in Europa
attraverso le grandi città portuali, Venezia, Genova, e Napoli, con Roma i centri principali della lavorazione della
preziosa ed esotica materia, ricercata particolarmente per la sua qualità mimetica di raffigurare l’incarnato umano.
L’ammirazione per l’avorio nell’Italia del Sei e Settecento favorì inoltre il collezionismo di avori africani e indiani,
oltre a quelli tardoantichi e medievali. Proprio a Firenze fra il XVII e XVIII secolo si formarono le prime
collezioni di avori di epoche passate, e proprio qui si pubblicarono i primi studi dedicati agli avori medievali.
Con Ferdinando I de’ Medici (1549-1609) a Firenze, ebbe inizio una delle più spettacolari collezioni di avori in
Europa, che continuò ad arricchirsi fino al tramonto della dinastia, raggiungendo numerose centinaia di
esemplari. Per quantità, per qualità ed importanza dal punto di vista storico artistico, la raccolta medicea
raggiunse livelli pari solo a quelli della corte imperiale di Vienna e di quella principescahe di Dresda e di Monaco.
Coppe e rilievi, composizioni mitologiche e scene di genere, santi e ritratti di principesse, scarabattole e torri
tornite: ogni aspetto dell’arte figurativa e astratta è riflesso nell’arte eburnea raccolta a Firenze.
La maggior parte degli avori dei Medici si trovano ora nel Museo degli Argenti a Palazzo Pitti, e costituiscono una
delle grandi attrazioni nelle sale del pianterreno, dove il visitatore entra in un mondo magico di forme diafane,
dalla grazia fiabesca.
Gli avori barocchi, nella loro importanza artistica internazionale, non sono mai stati oggetto né in Italia né
all’estero di una grande esposizione, e questa rappresenta la prima occasione per rimediare a questa lacuna.
Occasione che non è un caso venga colta a Firenze, al Museo degli Argenti, dove si trova la più estesa e
formidabile raccolta storica di avori, composta da opere dei maggiori scultori in questa tecnica. Nella mostra “al
nucleo fiorentino si aggiungono temporaneamente figure, vasi e oggetti oggi conservati nelle principali raccolte
europee e americane, evocativi dell’abilità suprema che fu raggiunta specialmente in area germanica e
mitteleuropea nell’età barocca, mettendo all'opera non solo gli artisti di corte – come il ‘nostro’ abilissimo
Sengher – ma addirittura sovrani sperimentali e di talento, come lo Zar Pietro il Grande” (Cristina Acidini).
Una mostra di quasi centocinquanta pezzi, che unisce i tesori fiorentini a pregevoli esemplari provenienti dai più
importanti musei stranieri e ad altri avori mai visti prima, custoditi in collezioni private, dà vita a un nuovo e
spettacolare capitolo della storia dell’arte: un capitolo mai studiato prima, soprattutto nel suo aspetto
“internazionale”, così peculiare del collezionismo mediceo. La mostra si articola in varie sezioni che percorrono l’arte dell’avorio dal Quattrocento, quando catturò
l’attenzione di Lorenzo il Magnifico, al maturo Rinascimento, fino all’esplosione del Barocco con opere degli
scultori fiamminghi e tedeschi più famosi del periodo, da Leonhard Kern a François du Quesnoy, da Georg Petel
a Balthasar Permoser.
La prima sezione è dedicata al momento della riscoperta dell’avorio come materia prima, e al collezionismo di
avori in Italia – da due ‘olifanti’ congolesi (presenti nelle collezioni medicee dal Ciqnuecento) alle opere
medievali, tra cui il Dittico appartenuto alla collezione di Lorenzo il Magnifico, che di recente è stato identificato
all’Ermitage di San Pietroburgo e ritorna per la prima volta a Firenze, dopo più di cinquecento anni.
In questa sezione vengono presentati anche alcuni capolavori dei primi centri di produzione della scultura in
avorio del Cinquecento: Venezia con opere di Francesco Terrilli e Roma dove i fiamminghi Niccolò Pippi e
Jacob Cornelisz Cobaert furono attivi allo fine del secolo.
La sezione Geometria virtuosa. Gli avori torniti raccoglie particolari e spettacolari esempi della competizione
tra i più importanti tornitori tedeschi nel creare in avorio le figure più complicate, piccoli miracoli di virtuosismo
tecnico che univano simbologia a numerologia, geometria e filosofia. “Poliedri e sfere, scatole cinesi, variazioni
sui cinque solidi della geometria greca sormontati da una guglia sottilissima e spiraliforme” (Marco Riccomini).
L’inventore di questo tipo di oggetto da gabinetto delle curiosità – e allo stesso tempo all’altezza della ricerca
matematica e ingegneristica dell’epoca – fu, alla fine del Cinquecento, proprio l’ italiano Giovanni Ambrogio
Maggiore al servizio delle corti tedesche. Ben 18 i pezzi di questo genere esposti, appartenenti al Museo degli
Argenti e pervenuti grazie al principe Mattias de’ Medici come parte del bottino catturato durante la Guerra dei
Trent’anni: tra le altre, opere di Marcus Heiden e del suo allievo Johan Eisenberg, i migliori tornitori di avorio
dell’età barocca.
La terza sezione, Artisti ultramontani in Italia. I protagonisti dell’avorio barocco espone tra gli altri
capolavori di Leonard Kern e Georg Petel i due grandi scultori attivi nella prima metà del Seicento nel sud
della Germania. Le loro opere mostrano sensibili affinità con la cultura figurativa barocca italiana e testimoniano
dei viaggi dei due artisti a Roma, Napoli, Genova e in Toscana, rivelando in particolare un debito con il
linguaggio figurativo di Peter Paul Rubens.
Si riuniscono inoltre per la prima volta opere di Justus Glesker – che nel Seicento era celebrato come uno dei
migliori scultori del secolo – provenienti da musei nazionali e dall’Estero (Victoria and Albert Museum, Londra;
Galleria Estense, Modena; Ermitage, San Pietroburgo; Bayerisches Nationalmuseum, Monaco di Baviera). Questa
sezione esplora inoltre Genova come centro della scultura in avorio: il caposcuola Domenico Bissoni introdusse
un’espressività estrema e un naturalismo inaudito nella raffigurazione della sofferenza e della morte, che
incontrava particolarmente il gusto del territorio spagnolo, dove venivano spedite gran parte delle opere della
scuola genovese. Anche il fiammingo François van Bossuit, forse il primo artista a cui sia stato dedicato un
catalogo ragionato illustrato, è presente in mostra con opere di soggetto sacro e profano.
La quarta sezione, La fioritura dell’avorio tardobarocco al di là delle Alpi, unisce, tra l’altro, opere di
Christoph Daniel Schenck (che formò il suo stile energico su modello di Francesco Mochi), e che tra l’altro
offre l’opportunità di paragonare opere in diversi materiali, avorio e legno, di formato piccolo e grande.
L’austriaco Balthasar Griessmann, attivo a Salzburg, e Ignaz Elhafen, attivo prima per la corte imperiale di
Vienna e poi per il conte palatino Johann Wilhelm e sua moglie Anna Maria Luisa de’ Medici, svilupparono
metodi innovativi e personali per utilizzare le incisioni – soprattutto italiane – come modelli per le opere.
Testimonianza in mostra ce ne darà il confronto diretto tra la grande incisione di Pietro Aquila del Ratto delle
Sabine di Petro da Cortona e le varie versioni eburnee in rilievo oltre che lo spettacolare boccale di Elhafen
proveniente dalla collezione del margravio di Baden, che dopo la sua vendita nel Canada ora per la prima volta è
tornato in Europa.
La quinta e ultima sezione, L’apice del tardobarocco in Italia, ha come nucleo principale l’opera del grande
Balthasar Permoser attivo a Roma dal 1675 e a Firenze al più tardi dal 1682. Anche per il Permoser l’esperienza
italiana fu di fondamentale importanza: infatti fu colui che condusse lo stile enfatico di gusto tardobarocco, formato sulle opere di Bernini e Foggini, al di là delle Alpi, dove alla corte di Augusto il Forte re della Sassonia e
della Polonia, diresse il cantiere più grande e influente che l’Europa settentrionale e centrale avesse mai visto.
Claude Beissonat, invece, di stanza a Napoli, inviò la maggior parte delle sue opere a committenti spagnoli. La
sezione conclude con il personaggio di Johannes Sporer, scultore tedesco, che durante il suo viaggio di studio si
innamorò di una bella romana e pertanto si stabilì nella Città Eterna dove scolpì copie dall’antico e figure di
soggetti mitologici e anticheggianti sia in bosso che in avorio, varcando la soglia del primo neoclassicismo.
La mostra, ideata e curata da Eike D. Schmidt e diretta da Maria Sframeli, come il catalogo edito da Sillabe, è
promossa dal Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo con la Direzione Regionale per i Beni
Culturali e Paesaggistici della Toscana, la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico ed
Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Firenze, il Museo degli Argenti, Firenze Musei e l’Ente
Cassa di Risparmio di Firenze.


DIAFANE PASSIONI, AVORI BAROCCHI DALLE CORTI EUROPEE
Firenze, Palazzo Pitti, Museo degli Argenti
16 luglio – 3 novembre 2013
Ingresso cumulativo 10,00 euro
Informazioni 055.294883
toscana (firenze) firenze
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